LE ULCERE FLEBOSTATICHE
A cura di R. Tasinato
Le ulcere flebostatiche, comunemente note anche come ulcere venose, rappresentano una complicanza tra le più gravi ed invalidanti tra quelle che possono colpire il paziente affetto da insufficienza venosa cronica. Nei soggetti che manifestano vene varicose particolarmente evidenti, o non adeguatamente curate, o che presentano gli esiti di una trombosi venosa profonda degli arti inferiori lo sviluppo di un'ulcera venosa è altamente probabile. In Italia si stima che, mediamente, una persona su 92 sviluppi un'ulcera venosa nel corso della propria vita.
Il 10 % circa dei pazienti che si rivolgono presso un ambulatorio di chirurgia vascolare o di angiologia manifestano problemi clinici correlati alla presenza di un’ulcera di origine venosa. Il dolore, la secrezione, le infezioni, l’invalidità, sono le problematiche principali per cui il paziente consulta il medico , spesso dopo aver tentato vari rimedi di tipo farmacologico o medicamentoso.
Spesso si tratta di pazienti scoraggiati in quanto non trovano una valida soluzione per la cura della propria lesione ulcerativa. L’ulcera venosa è una situazione difficile da trattare se prima il paziente non viene sottoposto ad accurate indagini diagnostiche tese a stabilire se la lesione sia effettivamente di origine venosa.
Abitualmente queste indagini vengono effettuate in ambiente ospedaliero o presso ambulatori particolarmente attrezzati e dotati di personale medico esperto nel trattamento di queste patologie. Al di la delle varie medicazioni più o meno appropriate, che tuttavia mantengono un ruolo secondario nel trattamento dell’ulcera, il cardine terapeutico è rappresentato dalla terapia elastocompressiva con bende elastiche.
Qualsiasi protocollo terapeutico per la cura dell’ulcera attualmente non può prescindere da una valida terapia elastocompressiva che verrà effettuata nella maggior parte dei casi mediante la tecnica del gambaletto all’ossido di zinco (tecnica di Unna) o in alternativa con bene elastiche a corto coefficiente di allungamento. Per la terapia elastocompressiva vi invitiamo a documentarvi nella pagina di questo sito dedicata alle bende ed alle calze elastiche.
Il trattamento elastocompressivo, se ben effettuato, è in grado di promuovere la riepitelizzazione del 90—95 % delle lesioni ulcerative nel giro di 6-8 settimane a seconda della grandezza della lesione e del tipo di insufficienza venosa cronica che la sostiene. Il trattamento elastocompressivo è generalmente controindicato nella cura delle altre lesioni ulcerative cutanee che non riconoscono una genesi flebostatica.
Spesso, una volta ottenuta la cicatrizzazione , l’ulcera può ricomparire a distanza di qualche mese. Questo rischio deve indurre medico e paziente ad adottare tutta una serie di norme terapeutiche tese a prevenire la recidiva dell’ulcera. Anche in questo caso particolare importanza riveste la terapia elastocompressiva effettuata con calze elastiche della II^ o meglio della III^ classe di compressione
Purtroppo il trattamento elastocompressivo spesso non è molto gradito al paziente, almeno inizialmente, poi, all’apparire dei primi risultai (molto spesso già dopo qualche giorno dalla prima fasciatura si ottiene una riduzione della sintomatologia dolorosa, del senso di gonfiore e pesantezza dell’arto) il Paziente si convince rapidamente della validità della metodica. Nel nostro ambulatorio preferiamo effettuare medicazioni a cadenze settimanali o, nel caso la secrezione sia particolarmente intensa, anche due o tre volte la settimana. Nell’immagine riportata qui sotto si osserva un paziente al quale è stato applicato un bendaggio elastico su di una lesione flebostatica.
Nei casi più impegnativi il paziente potrebbe richiedere l’esecuzione di un intervento chirurgico o l’effettuazione di alcune sedute di scleroterapia, argomenti per i quali vi rimandiamo ai capitoli specifici contenuti nel sito.
Anche i farmaci, sempre i associazione al trattamento elastocompressivo possono avere un ruolo complementare nel trattamento delle lesioni ulcerative specie per quanto riguarda il controllo dell'edema, dell'infezione e della sintomatologia dolorosa correlata. La comparsa di un’ulcera agli arti inferiori potrebbe tuttavia non essere dovuta esclusivamente alla presenza di una insufficienza venosa.
In questi casi una accurata valutazione specialistica e l’esecuzione di indagini diagnostiche, prime fra tutte un ecocolordoppler, potranno chiarire gli eventuali dubbi diagnostici e indicare al medico il trattamento migliore.
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